Articolo pubblicato sulla Gazzetta di Modena 11/05/2021

Modena.

«Dal “tutone bianco” ai pianti per i decessi

Il nostro anno da eroi Ora siamo dimenticati»

I racconti degli infermieri modenesi in vista della Giornata mondiale «Siamo l’unico contatto negli ultimi momenti di vita di tanti pazienti»

L.G.11 MAGGIO 2021

MODENA Non eroi, ma «donne e uomini che vivono pienamente la professione, confrontandosi quotidianamente con la malattia, la sofferenza e la morte, consapevoli della importanza del loro lavoro nella tenuta del sistema di cura». Alla vigilia della Giornata internazionale dell’infermiere indetta dall’Oms, la sezione modenese della Federazione nazionale ordini delle professioni infermieristiche ricorda una figura che in questi 15 mesi di pandemia è sempre stata in prima linea.

«Questo 12 maggio 2021 – fa notare Fnopi – cade a poco più di un anno dall’inizio, nel nostro Paese, della pandemia da Covid-19 che ha causato la morte di migliaia di cittadini e di tanti colleghi contagiati nel compimento del proprio servizio. Per tutto il personale sanitario, e in particolare per gli infermieri, sono stati mesi di duro lavoro accanto agli anziani nelle Cra, agli ammalati, ai familiari in ospedale e, laddove possibile, al domicilio. Abbiamo assistito tutti con competenza, continuità, umanità, attenti ad ascoltare e cogliere i bisogni e le esigenze di ognuno senza mai dimenticare l’unicità della persona e l’importanza della relazione nel processo di cura. Abbiamo messo in campo coraggio, professionalità, senso del dovere, dedizione al servizio, intelligenza e flessibilità sacrificando anche gli affetti». La Federazione ricorda però che «l’emergenza sanitaria non è terminata, e gli infermieri sono ancora in prima linea con la stessa determinazione e lo stesso coraggio dei mesi passati, ma più provati fisicamente e psicologicamente per il perdurare dell’elevato numero di persone contagiate, dei ricoveri in terapia intensiva e dei decessi».Per questo, l’Ordine ha voluto raccogliere il disagio e la sofferenza dei propri iscritti, dando voce al loro vissuto con una raccolta di testimonianze e riflessioni. «La pandemia ci ha cambiati – racconta un infermiere modenese – e noi abbiamo avuto paura per noi stessi e per i nostri cari. Le ansie e le paure però non ci hanno fermati: ora siamo consapevoli che l’essere umano è fragile, e anche noi lo siamo, ma la nostra fragilità ci aiuta ad essere più forti». «Stringere la mano e accarezzarli per un’ultima volta – racconta un altro infermiere modenese – accogliere le loro paure, le loro confidenze ed i loro ultimi respiri: siamo l’unico contatto umano che resta nei loro ultimi atti di vita». Una nuova esperienza che «ci sta fortificando nella professione e dal punto di vista umano – aggiunge una collega – stiamo cercando di dare il massimo delle nostre forze. E, come diciamo da sempre, ce la faremo».

Gli infermieri e le infermiere modenesi raccontano quindi una realtà in cui «ormai viene naturale indossare il “tutone bianco”: marciamo di sudore dentro, mettiamo in secondo piano i nostri bisogni fisiologici, all’inizio eravamo eroi, ora siamo quasi dimenticati. Le nostre grida per ottenere un riconoscimento adeguato alla professione sono rimaste mute. Eppure ne usciamo vincitori: gioiamo quando le persone sopravvivono ed escono vincitrici dal nostro reparto». Il personale in forze alla sanità modenese ricorda quindi che «è il momento di mostrare la nostra professionalità, di compiere il nostro lavoro, con la consapevolezza che l’abbiamo scelto noi. È il momento di dimostrare che siamo veramente eroi: non è andato tutto bene, ma tutti possiamo fare quel po’ perché possa andare meglio. Cominciamo da noi stessi». Un anno e mezzo vissuto tra grandi difficoltà: «Faccio un lavoro bellissimo – chiude un altro infermiere modenese – peccato farlo in Italia, dove non viene riconosciuto il valore di questa professione». Professionisti che Fnopi ringrazia per aver garantito e continuare a garantire «la prevenzione, la cura e l’assistenza dei cittadini e delle loro famiglie nella comunità». —

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